Il rischio infettivo correlato all'ambiente

Il rischio infettivo correlato all'ambiente

Breve premessa e obiettivi specifici  

L'uso costante e indiscriminato degli antibiotici sta rendendo i germi resistenti. A lanciare l'allarme è l'agenzia ambientale dell'Onu, l'Unep, che accende i riflettori sulla dispersione nell'ambiente di medicine e altre sostanze farmacologiche e chimiche usate prevalentemente negli allevamenti. Gli esperti evidenziano che nell'ultimo secolo l'uso di antibiotici per curare gli uomini è cresciuto del 36%. Sempre più massiccio però è l'uso che se ne fa negli allevamenti, dove si stima una crescita del 67% di utilizzo di antibiotici entro il 2030. Un trend molto pericoloso visto che i tre quarti degli antibiotici sfruttati tramite l'acquacoltura rischiano di finire dispersi nell'ambiente circostante. Insomma “l'inquinamento da antibiotici” sta diventando il nuovo veleno dell'ambiente, sul quale non bisogna abbassare la guardia. Nel mondo, ricorda l'Unep, 700 mila persone muoiono ogni anno per infezioni resistenti agli antibiotici. Muoiono perché gli antibiotici disponibili diventano sempre meno efficaci contro gli agenti patogeni che si sono evoluti diventando più resistenti. Come procedere per cercare di rallentare il fenomeno? Per curare le infezioni, è ovviamente necessario usare gli antibiotici tuttavia è doveroso attuare tutte le misure di prevenzione utili e indispensabili, per limitare, laddove possibile, la diffusione di germi multiresistenti. E il caso questo delle colonizzazioni che, laddove individuate, possono essere gestite mettendo in atto le precauzioni standard, evitando la diffusione/disseminazione negli ambienti di ricovero e cura, dagli agenti patogeni limitando la contaminazione ambientale. E’ importante conoscere e attuare le pratiche che la letteratura internazionale identifica quali efficaci e indispensabili azioni preventive da mettere in atto per contenere la diffusione nell’ambiente dei patogeni.


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